Politica bruzia
Secondo un'inchiesta di The Ecologist probabilmente sì. L'azienda però si difende, ammette che non può controllare l'intera filiera e scappa via dalla Calabria.
Poco o niente è cambiato a Rosarno, a mesi dalla rivolta dei migranti e dai riflettori accesi per qualche settimana: schiavitù fra i campi di agrumi, condizioni di vita ai limiti della sopravvivenza, caporalato sempre. E Fanta, secondo la stampa internazionale: a far luce sulla cosa, un'inchiesta del periodico The Ecologist rilanciata dall'Independent. Le arance raccolte nei campi del rosarnese, infatti, secondo l'indagine sarebbero destinate alla Fanta, la nota bevanda del marchio Coca Cola.
L'azienda, da parte sua, si sarebbe difesa spiegando che la raccolta degli agrumi sarebbe costantemente controllata così da rispettare ogni standard lavorativo, sebbene ammettano che un controllo capillare anche sulle ditte in subappalto sia operazione piuttosto complicata.
Il giornale inglese - c'è da dire - non parla di prove "schiaccianti". E' un fatto, però, che le grandi multinazionali paghino ai produttori di agrumi qualcosa come 7 centesimi al chilo - in luogo dei 15 "appropriati", spiega Molinaro, numero uno di Coldiretti Calabria. A quanto pare, però, la Coca Cola Company ha deciso di levare le tende dalla Calabria per evitare danni d'immagine.
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