Politica bruzia
Erano diciassette i calabresi a bordo della nave da crociera "Costa Concordia" naufragata nei pressi dell'isola del Giglio.
Quando le ragioni del naufragio sono ancora da accertare, ma sembrano puntare verso l'errore umano, su giornali e siti online cominciano ad arrivare le prime testimonianze della tragedia della Costa Concordia, incagliatasi venerdì notte in una secca di Punta Gabbianara, nei pressi dell'Isola del Giglio, con un bilancio - al momento - di tre vittime accertate e 38 dispersi.
La Concordia, una nave da crociera partita alle 19 da Civitavecchia per un Giro del Mediterraneo, era diretta a Savona, e ospitava al momento del naufragio oltre 4000 mila persone, fra membri dell'equipaggio e passeggeri. E fra questi, diciassette calabresi: alcune coppie di Crotone, due famiglie cosentine, un maresciallo dei carabinieri di Paola (Cs).
E' proprio il carabiniere cosentino, 57 anni, a parlare di "apocalisse", e a raccontare la sua storia - per certi versi, e ci si conceda il termine, curiosa - all'Ansa: "I miei ragazzi mi hanno regalato questo viaggio per farmi trovare un poco di serenità dopo che nelle settimane scorse è morta mia madre. Proprio per questo motivo ero da solo in viaggio", spiega, non mancando di aggiungere come l'equipaggio non fosse stato in grado di gestire l'emergenza: "in tutta questa scena da apocalisse abbiamo visto poco personale di bordo ed abbiamo cercato di fare tutto da soli".
"Dopo il primo botto - ha ricordato Romanò - il personale di bordo della nave ci ha detto che si trattava di un guasto e che dovevamo stare tranquilli. Ci siamo resi conto che c'é stata una manovra e poi abbiamo sentito un secondo botto e ritengo che in quell'istante lo scafo ha urtato nuovamente gli scogli. Poi é andata via la luce ed il personale di bordo, finalmente, ci ha detto cosa era successo".
A offrire la loro testimonianza anche altri superstiti calabresi. ''E' stato un miracolo. Mio figlio, la moglie ed i suoi figli sono vivi per un puro miracolo'' spiega Francesca Ciardi, madre di Valter Cosentini che con la moglie e i due figli di cinque e nove anni si trovavano a bordo della Concordia. Avvisata dalla famiglia - originaria di Aprigliano, nel cosentino - per telefono, la signora parla all'agenzia Ansa di "mano della provvidenza che ha evitato che ci fosse una tragedia ben più grave".
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alle 17:04
Cadel Gianna
E' stata una vera tragedia per le tante personem adulte e non, che sono ormai morte e non disperse come si comunica. Mi fa male al cuore che possano succedere simili avversità nei nostri tempi in cui la tecnologia dovrebbe essere il mezzo più sicuro per evitare ogni errore, Si sa quindi che invece quella moderna tecnica era stata annullata dal capitano, volendo egli stesso guidare manualmente. Che cosa ha potuto far agire un comandante di lunga e provata abilità per sbagliare in quel modo? Le risposte non sono molte. Meglio sarebbe porre alcune domande delle qualli nonsapremo mai una risposta sincera a tutte. Un momento di esaltazione, di orgoglio spinto all'estremo per gloriarsi,o farsi ammirare da chi lo stava osservando con occhi innamorati..?.Un momento di irrazionalità alla scellerata guida della nave per sfogare il tumulto interiore che aveva dopo la cena e la promessa di ore prossime di reciproca intimità? Posso sbagliarmi, ma per me questi sono state le cause di quel disastro.Il comportamento seguente del comandante non può che avvalorare quelle mie ipotesi. Sfumato il sogno dopo l'impatto con gli scogli, quell'uomo si era sentito svuotato da tutta la sua energia. Non era più il comandante, non più l'uomo fantastico, ma una persona che si voleva rifugiare nel nulla per difendersi dalle sue voci interiori di coscienza che lo accusavano. Scappare. Allontanarsi, come fosse stato un passeggero, uno dei tanti e trovare un conforto sull'isola da chi lo credesse tale. A 52 anni un uomo sa che gli ultimi sprazzi della bella gioventù sono agli sgoccioli e allora accompagnarsi con persone giovani nell'illusione di essere ancora accettato come fosse uno della loro stessa età. Cercare di farsi credere un dio oer dimenticare che la vecchiaia è prossima. Con questi pensieri un uomo che fino a ieri poteva esser reputato saggio, può anche agire come un irresponsabile e immaturo.