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Calabria, dove quasi un terzo dei consiglieri regionali non ha mai lavorato

Vincenzo Marino avatar Venerdì 6 Gennaio 2012, 14:53 in DICONO SUL CARTACEO di Vincenzo Marino

Conti pubblici coperti da omissis, spese inflazionate, consiglieri senza laurea o senza lavoro da sempre: è il Consiglio regionale calabrese come descritto da Casta Calabra e riletto da Gian Antonio Stella sul Corriere di oggi.

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I costi della politica sono argomento di facile presa, editoriale e partitica. Ma niente può raccontare meglio dello stato della Calabria sotto la forma di feudo dei partiti, dei clan e degli interessi, come il dispendio facile e ingiustificato di denaro pubblico che il potere - tutto, e senza distinzioni - ha esercitato come fosse diritto di discendenza. Come se l'eredità fosse onori e pochissimi oneri.

Quest'oggi è Gian Antonio Stella - firma di punta del Corriere - a riportare la Calabria sulle pagine del quotidiano di via Solferino. Recensendo il libro "Casta calabra. La politica? Sempre meglio che lavorare..." del direttore del Corriere della Calabria Paolo Pollichieni e dai redattori Eugenio Furia, Giampaolo Latella, Pablo Petrasso e Antonio Ricchio. 

E così fra i numerosi omissis citati, s'apprende - per esempio - dello stato della scolarizzazione dei nostri consiglieri regionali: "L'indice di alfabetizzazione dei consiglieri della prima legislatura era doppio rispetto a quello degli attuali", si legge. Ma non solo: su cinquanta, la metà non avrebbe la laurea, e ben quindici non sarebbero stati in grado di presentare alcun reddito da lavoro dipendente. Gente che non ha mai lavorato, fatta eccezione per i due ex calciatori dilettanti, e finiti in consiglio a rappresentare il popolo e gli interessi calabresi. 

E poi ci sono i vitalizi, come quello del professor Cersosimo, assessore alla Cultura e vicepresidente della giunta Loiero (csx) per 848 giorni su 1798 di legislatura. "Per dargli la pensione - spiega Stella, attingendo ancora da Casta Calabra - la Regione gli ha chiesto di versare contributi integrativi per 45 mila euro e dal 1 maggio 2011, a 59 anni, il docente riceve 3.600 euro lordi al mese. Dodici mesi e mezzo e da metà del prossimo maggio avrà recuperato tutti i 45.000 euro versati. Dopodiché, se vivrà come un italiano medio (auguri vivissimi, ovvio) sfilerà ai contribuenti fino al 2032, quando avrà 80 anni, 43.200 euro lordi l'anno per un totale di 864.000 euro: 19 volte i contributi versati". Non male.

E i gonfaloni da 7 milioni di lire, e le sovrastimatissime poltrone in pelle, l'inutile ufficio - spesato - a Bruxelles, il caso Fallara - che stiamo tenendo d'occhio anche noi -, la costruzione di quattro ospedali, gli omissis sui conti pubblici: un quadro certamente non sorprendente. Ma da denunciare. Sempre.

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