Politica bruzia
Il sindaco di Gioia Tauro scrive una lettera-appello al prefetto di Reggio Calabria: "Stiamo conoscendo un'escalation criminale senza precedenti''. E intanto si parla di sospensione della democrazia.
''Un'escalation criminale senza precedenti'': è così che il sindaco di Gioia Tauro Renato Bellofiore ha definito la situazione dalle parti di Gioia Tauro, in una lettera, preoccupata, al prefetto di Reggio Calabria Luigi Varratta. Che riportiamo non per semplice senso della notizia, come rilancio. Ma inquadrandola. Spiegheremo.
Il movente, avverte, una serie di episodi di violenza che vanno dalle "rapine, agli attentati dinamitardi, addirittura con l'uso di mitragliette contro esercizi commerciali, incendi di automobili quasi tutte le sere, atti di vandalismo contro beni comunali".
Episodi del genere, scrive il sindaco, "hanno assunto una frequenza impressionante e allarmante. I cittadini, ma soprattutto i commercianti, quotidianamente rivolgono appelli alla mia persona timorosi per la propria incolumità e per le sorti delle attività portate avanti con enormi sacrifici e che rischiano di esporre gli esercenti a gravi rischi anche fisici".
L'esempio portato dal primo cittadino è quello di una concittadina anziana, proprietaria di una tabaccheria: "Solo pochi giorni è stata violentemente colpita al volto con il calcio di una pistola da un gruppo di balordi, fortunatamente assicurati alla giustizia dalla immediata efficacia azione dei carabinieri, durante un tentativo di rapina", racconta Bellofiore.
"Episodi come questi testimoniano la recrudescenza di un fenomeno di espansione criminale che non si ferma dinanzi a niente e che ci atterrisce e getta nello sconforto un'intera comunità". Ma non solo.
Citiamo la lettera - quasi disperata - del sindaco Bellofiore contestualizzandola in un quadro che si aggiunge al racconto dei giorni scorsi della collaboratrice di giustizia Rosa Ferraro. Secondo la quale la cittadinanza di Rosarno sarebbe "terrorizzata", ché "A Rosarno non si muove una foglia se i Pesce non vogliono".
Il tutto, in tempi nei quali fra banche, governi tecnici e crisi, si grida alla sospensione della democrazia. A e da Roma.
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