Politica bruzia
Alla fine, era vero: Luigi De Magistris si candida alla carica di parlamentare europeo per Italia dei valori.
Davvero a ben poco son servite le (tiepide) smenti
te giunte nei giorni scorsi (tipo “Di Pietro: non candido nessun magistrato”).
Il pm di storici processi come “Poseidon” e “Why Not?” ha scelto di scendere direttamente nell’agone politico; in questo, ovviamente ricordando molto da vicino lo stesso incontrastato leader di Idv, già magistrato di punta del pool milanese “Mani Pulite”.
Lo dico sùbito: su questa decisione, nutro moltissimi dubbi (come peraltro ne serbai tantissimi quando a candidarsi fu lo stesso ex-ministro).
Citerò almeno due aspetti.
Intanto, mi chiedo Montesquieu che fine fa… Voglio dire: è vero che la Costituzione sancisce che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge etc. etc. etc. (ogni intenzionato a “ripassini” Violante-style è pregato d’astenersi, grazie). Ma l’uguaglianza sostanziale (e non meramente formale) di tutti i cittadini passa anche attraverso la separazione dei poteri. A maggior ragione se la cosa attiene a un magistrato: non si può rivendicare a ogni piè sospinto che la politica lasci indagare in pace i magistrati (do you remember Toghe Lucane, a propo
sito di processi “mitici” imbastiti dall’ex pm della Procura di Catanzaro?), e però poi considerare tranquillamente normale che un magistrato faccia bungee jumping con le rive politiche e parlamentari, senza che nessuno possa trovarlo almeno discutibile…
Tanto più dopo quanto d’incredibile (di tragicomico, verrebbe da dire) è accaduto tra le sponde delle Procure di Catanzaro e Salerno.
E poi, in un’Italia (e una Calabria, soprattutto!!) innamorata del presente, che sembra non avere passato né, comunque, memoria, beh ricorderò almeno questo passo di cronaca del ’95: <(…) Il senatore verde Luigi Manconi ha annunciato un disegno di legge per impedire ai magistrati di passare rapidamente dalla toga alla politica, imponendo uno stop di almeno tre anni anche se si è abbandonato definitivamente l’ordine giudiziario. D’acordo anche Ferdinando Imposimato, Pds ed ex magistrato: per lui, sarebbero sufficienti solo due anni>. Mentre per Luciano Violante <non è corretto in democrazia fare leggi contro qualcuno> e per l’aspirante-parlamentare Antonio Di Pietro, <come per tutti gli altri>, dovrebbe valere una sola regola: <Non si deve candidare nel distretto dove ha esercitato le funzioni di magistrato negli ultimi 5 anni>.
Ricordi, ahhh!, ricordi…
…Ricordi che, però, tornano drasticamente e repentinamente attuali.Tanto più che per De Magistris non c’è alcun abbandono della toga, ma solo una richiesta d’aspettativa avanzata al Csm (…e se Palazzo dei Marescialli rifiutasse? Sceneggiate 2.0, stavolta magari di Beppe Grill
o?).
Il che introduce lo scottantissimo – per questo blogger – tema della revolving door.
…Ma ve l’immaginate voi un De Magistris che, dopo anni d’indagini significative epperò assai criticate anche, se ne va bellamente a Strasburgo, sedendo magari accanto a Silvio Berlusconi o a Bobo Craxi, a Francesco Rutelli o a Marco Pannella e poi, dopo quest’ “esperienza”, torna in magistratura con ruoli inquirenti e, per un qualsiasi motivo, si trova a indagare uno degli ex colleghi europarlamentari?
Serenità di giudizio? Corretta valutazione? In definitiva, che senso avrebbero – esattamente – parole di questo tipo?
Ogni valutazione, ogni commento sarà gradito.
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