Politica bruzia
Ipermercato. La classica figura di non-luogo (vedi Marc Augè: tutto quanto può contrapporsi ai classici “luoghi identitari” pensati per il trasporto interurbano come le autostrade; per l’attesa di mezzi di trasporto in arrivo o in partenza come gli aeroporti o le stazioni; per fare la spesa come i supermercati…).
E’ qui che a Reggio Calabria è stato perpetrato un orrendo massacro, verosimilmente premeditato, per banali – per quanto milionari – motivi d’interesse legati a un’ingente eredità. Giuseppe Panuccio, secondo diversi parenti persona <poco malleabile> nei rapporti umani, <poco versata agli studi> e <sostanzialmente nullafacente>, dopo il diploma, quanto ad attività professionale, stavolta ha mantenuto le “promesse”.
Sì, perché già nel 2006 l’uomo, che secondo voci da riscontrare avrebbe qualche problema psichico latente (ma, sottolineano i medesimi parenti, in nessun’altra occasione aveva dato segni di squilibrio), avrebbe tentato di accoltellare il fratello Guido.
I due sono gli unici figli del defunto pluridecennale segretario generale del Comune capoluogo Rocco Panuccio e della consorte Olga Ascioti: tradotto in patrimonio, gli eredi di numerosi appartamenti di valore in varie zone del centro città, di uno degli storici alberghi di Reggio Calabria (Hotel Ascioti, appunto) e di una pellicceria (Esterpelli) che fino a un annetto fa, quando incorse in un fallimento che fece scalpore, era la più famosa e frequentata della zona.
Stavolta, qualcosa nella sua mente s’è “rotto”.
E Giuseppe Panuccio forse già sapeva che il fratello Guido era andato con la moglie Cinzia Teresa Richichi e la loro figlioletta Olga (di soli 5 anni) a fare la classica spesa della domenica, tutti insieme, la felice famiglia che erano. Così ha preso una macchina ed è “volato” fino al parcheggio al pianterreno del “QuiIper”, dove il terzetto di congiunti con le borse della spesa a bordo della “Seicento” bianca stava per lasciare l’ipermercato, e imbracciando uno, forse due fucili caricati a pallettoni ha sparato impietosamente a tutti gli occupanti dell’utilitaria.
Per Guido Panuccio, libero professionista che quella pellicceria voleva fortemente avviarla a nuova vita (macabro scherzo del destino, l’udienza per dirimere l’ennesima controversia col “focoso” fratello era fissata tra meno di un mese), che aveva uno studio professionale in pieno centro pronto da “calibrare” per il settore immobiliare, non c’è stato niente da fare: era il bersaglio “reale” della furia cieca del fratello, è morto sul colpo.
La moglie è stata attinta in diverse parti del corpo, ma al momento dell’attivazione dei soccorsi era sopravvissuta al tremendo agguato: purtroppo è morta agli Ospedali Riuniti (top manager, Leo Pangallo) dov’era stata subito trasportata per un disperato tentativo di salvataggio.
La bimba lotta fra la vita e la morte. Dopo l’intervento condotto da Elena Quattrone, o staff medico guidato dal primario di Rianimazione Giuseppe Doldo s’è riservato la prognosi: malgrado il drenaggio il polmone è ancòra un grumo di sangue e ha una funzionalità compromessa soprattutto per il contraccolpo legato alla violenza della “botta” che ha attinto la zona sovraomerale, scapolare e sovrascapolare.
C’è comunque cauto ottimismo di riuscire ad avere una positiva risposta alle cure da parte della piccola, che a quanto pare al momento del ricovero presentava 9 fori da colpi d’arma da fuoco ma, stando ai sanitari, adesso non avrebbe in corpo più neppure una scheggia. Sempre che le cose vadano bene, di un eventuale “fuori pericolo” non si potrà però concretamente parlare prima di 48-72 ore.
Nel frattempo, mentre dirigenti di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza si fiondavano all’esercizio commerciale nel tentativo di fare luce sull’episodio, lo sparatore fuggiva, forse in stato confusionale, iniziando a realizzare l’assurdità, ma anche la gravità del massacro perpetrato. Giuseppe Panuccio già lungo la tangenziale e prima d’imboccare l’autostrada “A3” Salerno-Reggio si sarebbe disfatto di un fucile (poi recuperato dai tutori della legge) che, con ogni probabilità, ha esploso almeno parte dei proiettili dell’eccidio. Poi, fors’ancòra mentre si trovava al volante provando ad affievolire l’adrenalina, Panuccio ha ritrovato la freddezza, il realismo di contattare un legale, l’avvocato Emidio Tommasini, per poi costituirsi alla Polizia in sua compagnia.
Adesso, è chiaro, l’assassino rischia un gruzzolo di anni di carcere: omicidio plurimo, tentato omicidio (nei confronti della nipotina), illegittima detenzione d’armi, spari in luogo pubblico. E non è difficile che possa essergli contestata quantomeno l’aggravante della premeditazione; giocherà invece senz’altro a suo favore il fatto di essersi arreso e consegnato di sua sponte, sebbene dopo qualche titubanza iniziale.
Ancòra da chiarire molti aspetti dell’effettiva dinamica. La “Seicento” della famiglia Panuccio-Richichi ha avuto i due finestrini lato-passeggero e il finestrino anteriore lato-guidatore infranti, mentre un “cratere” fa lugubre mostra di sé alla base del parabrezza, lato destro. E’, insomma, da quel lato che Giuseppe Panuccio dovrebbe avere aperto il fuoco. Almeno a caldo, qualcuno aveva ipotizzato un fiancheggiatore sulla scena del delitto (autista? semplice “palo”?), la cui esistenza però si sposa male con la matrice prettamente familiar-patrimoniale del crudo fatto di sangue.
Commovente la presenza di spirito, la tenerezza materna, la forza dimostrate da Cinzia Teresa Richichi che, resasi conto del pericolo mortale per sé e i congiunti, ha avuto la freddezza di proteggere la bimba come meglio possibile, accovacciandola – pare – sotto le proprie gambe. Adesso la piccola Olga, nel migliore dei casi, si ridesterà da questo terribile incubo orfana di entrambi i genitori e con uno zio reo confesso in carcere.
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alle 19:48
Antonio
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