Politica bruzia
Sarebbe davvero curioso: il presidente del Consiglio dei ministri disarcionato perché indagato da una Procura calabrese.
Eppure, ci siamo molto ma molto vicini: Romano Prodi è iscritto al registro degli indagati alla Procura di Catanzaro, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto “comitato d’affari” sul quale indaga il pm catanzarese Luigi De Magistris. Un’iscrizione a “modello 21” della quale, però – va detto – il procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi afferma di non saper nulla.
La notizia che nel giro di pochi minuti ha letteralmente sconvolto la politica italiana (specie a margine di una colossale debolezza del Governo, più volte “sotto” o miracolosamente “salvato”, a Palazzo Madama, dal voto favorevole dei senatori a vita) arriva dal sito web del settimanale Panorama.
<Pur non avendo ricevuto alcun avviso di garanzia o informazione al riguardo, non posso che testimoniare, come sempre, la mia totale fiducia nel lavoro dei magistrati>, ha affermato Prodi “a caldo”. Da Lucca, il suo acerrimo rivale politico Silvio Berlusconi commenta con inusuale sobrietà, forse “vedendo” la possibilità di un’effettiva caduta dell’esecutivo: <Mi limito ad augurare a Romano Prodi di uscire presto con onore da questa situazione>.
Nell’inchiesta che si focalizza sull’asse Bruxelles-San Marino con un ampio sguardo sul mondo della Massoneria e soprattutto su un ampio giro d’illegalità per frodare fondi comunitari, già era finito sotto inchiesta Piero Scalpellini, definito <consulente di Prodi> (e poi, si seppe da Palazzo Chigi, consulente <non pagato> della Presidenza del Consiglio dei ministri <per i Paesi africani>).
L'inchiesta rischia - ogni giorno che passa - di disintegrare le speranze di chi credeva che qualcosa si stesse muovendo davvero.
Prodi non cadrà, non adesso!
Quanto alla solidarietà di Berlusconi, mi piaccion le parole di Piero Ricca... "Tutti 'na pasta..."
Ma in effetti, carissimo Enrico, come ho già scritto l'imperturbabile garantismo di Silvio Berlusconi di sicuro non fa presagire un agile superamento dell'ostacolo da parte del rivale e attuale timoniere del Governo.
Anzi, fa molto institutionally correct non maramaldeggiare sul premier sotto inchiesta, considerate le già enormi (e in crescita) difficoltà: basti guardare i numeri al Senato, dove è ormai inesistente la maggioranza politica richiesta a gran voce dal Capo dello Stato.
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alle 15:32
Mario Meliadò
Piero Ricca? Il "buffone", anzi: il "puffone"? Mah.
Quanto al governo Prodi: non sottovaluterei, ad esempio, le parole di un opinion-maker (costantemente preso sottogamba) come l'ex premier Lamberto Dini sull'esigenza che, a questo punto di litigiosità interna, Rifondazione comunista abbandoni la truppa governativa.