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Mastrogiacomo, la gioia di un abbraccio virtuale globale

Mario Meliado avatar Martedì 20 Marzo 2007, 01:36 in VORREI, MA NON POSSO di Mario Meliado

Per fortuna. Daniele Mastrogiacomo è salvo, ma che paura.

E ogni dire è superfluo. L'idea sola che l'inviato di "Repubblica", prigioniero dei talebani, abbia visto la barbara fine del suo autista fa davvero gelare il sangue.

A noi, che fin dall'inizio irrazionalmente abbiamo identificato la cattività di Daniele con quella di Giuliana Sgrena, e temuto che potesse invece seguire l'infausta sorte del "nostro" Nicola Calipari, piace salutare la stupenda notizia della liberazione con le parole della vedova Calipari, la senatrice Rosa Villecco:

<E' la notizia più attesa e più bella che potessimo ricevere>, intanto.  E poi, il doveroso ringraziamento <per l'azione fondamentale del Governo sul piano politico, diplomatico e d'intelligence che ha determinato il buon esito dell'operazione> come pure <ad Emergency e a tutte le ONG ed organismi, che hanno collaborato a rendere possibile una liberazione che per una serie di fattori si presentava estremamente complessa>.

La complessità di arrivare a questo giorno con quest'epilogo lo rende dannatamente più bello.

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2 commenti
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20 Mar 2007
alle 21:33

Mario Meliadò

Caro Gojm, su questo come su altri sequestri (incluso quello di Giuliana Sgrena, se vogliamo dirla tutta chiaramente) la Verità Vera non si saprà, probabilmente, mai.

Pagare riscatti?
Mah, in tema di rigore anti-sequestri lo Stato a volte predica bene con la sinistra e razzola maluccio con la destra. In fondo, non sono io ad aver detto pubblicamente a trent'anni di distanza che, sul caso Moro, oggi la Dc agirebbe diversamente... A maggior ragione, lo scambio di prigionieri o si può fare oppure no: non è che lo possiamo accettare solo quando lo fanno i palestinesi o, se preferisci, solo quando lo fanno gli israeliani.

Ciò detto, a te è consentito esprimere, ma a me di censurare col massimo sdegno la definizione di Daniele Mastrogiacomo quale "privato andato là a suo rischio e volontariamente": stiamo parlando di un giornalista di guerra, non di un mercenario o di una special force unit. Mi permetto di dire: attenzione alle parole che usiamo.

Postilla: nel magma ribollente mediorientale, mi pare peraltro che Hamid Karzai non sia esattamente il peggio in circolazione.

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20 Mar 2007
alle 07:18

gojm onebloger

Non solo sono stati di sicuro pagati, se non riscatti, mazzette enormi, col denaro di noi contribuenti scuoiati da Visco.
Per riavere il caro Mastrogiacomo, il nostro governo ha convinto il governo di Kabul, quello di Karzai, a liberare cinque prigionieri talebani in suo custodia.
Fra essi, il fratello di Dadullah, ossia del capo talebano più temibile che opera nell’area dov’è stato sequestrato Mastrogiacomo.
Tale fratello, il cui arresto è avvenuto in Pakistan mesi fa, è ritenuto un importante generale dai talebani stessi.
E tutto ciò nel corso dell’iniziativa bellica americana che vorrebbe disarticolare sul nascere l’offensiva di primavera dei talebani.
Con quali argomenti il nostro governo sia riuscito a «convincere» Karzai non è il caso di chiedersi: a Kabul si compra tutto, tutti sono in vendita.
Basta accordarsi sulla cifra.
Questo l'ha fatto anche Berlusconi.
Ma qui, la faccenda è un’altra.
Per liberare un privato, andato là a suo rischio e volontariamente, abbiamo ottenuto uno «scambio di prigionieri» che avrà conseguenze, fors’anche gravi, sulle operazioni belliche in corso.
Il fratello di Dadullah, l’ottimo generale, potrà infliggere perdite a quelli che, governo e opposizione italiota uniti, continuano a chiamare «i nostro alleati».

 

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1828&parametro=politica 

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