Cosenza. Ce l’hanno fatta! Il centrosinistra, dopo mesi di studio e di Waterloo alquanto vergognose, il 18 gennaio è riuscito a scalzare Eva dal trono di sindaco.
Ormai, Eva Catizone era sola; gran parte del centrodestra (a parte gli avvici
namenti di certa Forza Italia) e praticamente tutto il centrosinistra le erano invisi. Fine di un amore, a dispetto degli scandali del “Corriere della sera” e delle frequentissime citazioni di Lina Sotis per una Cosenza “da amare”. Amore, amare… termini rischiosissimi, a margine della liaison a sfondo politico più celebre degli ultimi anni, quella tra “Adamo” (Nicola Ada
mo, potente segretario regionale dei Ds e viceGovernatore della Calabria) e appunto “Eva” (lei, la Catizone, il sindaco eletto con gran dispiegamento di suffragi dopo l’esperienza da “delfina” di Giacomo Mancini ).
Tanto che, secondo i soliti beneinformati, malgrado i 32 consiglieri dimissionari su 40 – subito dopo le dimissioni dello stesso sindaco, e la morte del povero Antonino Catera, caposervizio Politica del “Quotidiano” che avrebbe dovuto seguire proprio quell’attesissima seduta consiliare – la cosa sarebbe andata in modo ben diverso dalle apparenze: nessuno scontro politico!, solo una volontà di rivincita.
<Mi sono sentita stuprata. Politicamente stuprata. Guardi la fine: non si sono fermati neanche per qualche ora, davanti al corpo di quel cronista morto. Una vergogna. Se ha pesato Adamo? Non ne voglio parlare. E’ una storia di miserie umane>, commenta la diretta interessata, che “dice e non dice” all’inviato del Corsera Gian Antonio Stella.
Ma gli oppositori politici la pensano in modo diverso: <La situazione era insostenibile, per un mucchio di errori fatti anche da lei. Che all’inizio aveva lasciato fuori dalla Giunta il primo partito della città, e poi aveva buttato fuori i manciniani>.
Un primo tentativo, con tanto di dimissioni firmate dal notaio, era andato clamorosamente a vuoto…
Ma poi è arrivato un morso da serpente, per Eva.
Crotone. Altro giro, altra corsa.
Anche se l’obiettivo era ben meno ambizioso rispetto a quello di Abramo – non la scalata alla presidenza della Regione, ma più modestamente uno scranno all’Astronave –, Pasquale
Senatore non ci ha pensato un attimo: il primo cittadino “storico” dei pitagorici, quello balzato in testa a tutti i vari “City Monitor” sul gradimento degli amministratori in Italia, ha troncato il secondo (e quindi ultimo) mandato da sindaco per balzare in Consiglio regionale nelle fila di An.
Inevitabile il commissariamento, mentre davanti alle telecamere di chi modestamente sta postando Senatore diventava famoso oltrePollino “clonando” un celebre atto politico: il dissenso “alla Kruschev”, realizzato cioè sbattendo con vigore una scarpa sul tavolo.
In quel caso, dell’Onu; in questo caso, di Palazzo Campanella…













